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16/6/19 - SS. TRINITA', anno C


Invitati ogni giorno a prendere coscienza della nostra identità cristiana, nella festa odierna, riepilogo del mistero pasquale celebrato, non possiamo che partire dal Battesimo, lo dice la parola, che ci ha immersi nel rivelarsi e comunicarsi di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. Due strade che si intersecano a vicenda ci conducono a comprendere e vivere sempre più la vita di Dio che ci avvolge.
Una prima parte dalla riflessione su ciò che ci specifica come uomini. L'unicità di ciascuno come individuo, indivisibile, proprio perché creati ad immagine di Dio lo scopriamo nella sua unità. Tutto ciò che non è Dio è idolo che prendendo il suo posto inganna e disperde. Ma la nostra individualità si nutre e cresce solo attraverso la relazione, la reciprocità, l'essere "per", proprio come il Padre è per il Figlio ed il Figlio è per il Padre e Padre e Figlio sono datori di sé, lo Spirito che è per il Padre e il Figlio. Non tre dei ma un solo Dio proprio come ogni relazione non sfalda ma accresce l'unità del nostro essere.
L'altra strada è il porci delle vie che Dio percorre per comunicare se stesso. E la Scrittura ora ascoltata ne diventa la traccia. Nella sapienza dei Proverbi siamo portati a cogliere la presenza di Dio, creatore, Padre che riversa se stesso, bellezza e bontà, nell'armonia della creazione, nell'intelligenza dell'uomo, nella scienza, nell'arte, nella storia, scoprendo che questo Padre che sta all'origine della vita non ci ha creati per necessità, ma liberamente, per amore, espresso con la categoria del gioco che reca in sè libertà, regola, creatività.
S. Paolo a sua volta riafferma come questo Padre abbia dato tutto se stesso facendosi Figlio, fratello di ogni uomo, riportandoci alla giustizia che supera la tentazione di una falsa autonomia, la presunzione dell'autosufficienza. Siamo relazione verso Dio, verso Cristo dove perfino la tribolazione diventa vanto, pazienza, speranza, esperienza d'amore riversata nel cuore. È lo Spirito Santo "che ci è dato" e che ci apre a vivere, ad incontrare, crescere, diventare sulla misura di chi ci ha creati, redenti, posti in un rapportarci che ha la dilatazione dello Spirito, il Paraclito, colui che riunisce i dispersi, è Consolatore, Vento che sospinge verso un abbraccio di tutti gli uomini. La Chiesa, creatura dello Spirito, ne è la primizia, il sapore, l'impegno.
È proprio Gesù, il Figlio, a rassicurarci: "Quando verrà lui, lo Spirito di verità, vi guiderà a tutta la verità". Non la verità di un uomo solo e ramingo, con l'istinto di una sopravvivenza sconfitta ma partecipe nel suo "io" della vita di Dio che è eternità.
Non la verità delle ideologie, della dialettica del potere sull'altro, della guerra per il possesso, del consumo e dello scarto ma la verità del Vangelo che annuncia il Regno, la signoria di Dio, dove ognuno, anche il piccolo, il povero, il ramingo, trova posto.
Non la verità dei tanti "io" che si contrappongono e si impongono come in un mondo che abbia dimenticato Dio e dunque l'Amore ma il linguaggio dello Spirito che fa scoprire che nelle differenze umane c'è la scintilla del divino, c'è un legame (religio) con la trascendenza che spinge verso l'oltre dell'unità e l'oltre che è Dio che si gloria dell'uomo e nell'uomo suo alleato. Talvolta questa verità l'avvertiamo da esiliati ma è proprio l'esilio che ravviva il desiderio, l'impegno per una terra comune e la Comunione dei Santi.

16/6/19

Letture: Prv 8,22-31; Sal 8; Rm 5,1-5; Gv 16,12-15


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don Ezio Stermieri
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