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4/8/19 - XVIII Domenica t.o. anno C


Fare di Gesù Cristo il maestro del concreto vivere non è cosa sempre facile, può succedere a noi moderni di rimanere spiazzati. Da una parte il vissuto ci porta a separare la fede dalla vita che ha una infinità di leggi su ogni questione e la fede è confinata in un mondo separato che raramente entra in collisione con la vita. Un tale chiede a Gesù di usare la sua autorità su una questione di eredità e Gesù risponde di non essere venuto per fare il legale rappresentante. Dall'altra ci sembra che il suo insegnamento nulla abbia a che vedere con il concreto delle problematiche che ci inseguono ed invece Egli ci riconduce all'essenziale: "Fate attenzione e tenetevi lontano da ogni cupidigia". Va dunque a quell'orientamento interiore che impedisce di essere sopraffatti dal susseguirsi di presenti che infrangono la pace interiore e quella esteriore. La parabola che Gesù offre per chiarire il suo pensiero è profondamente istruttiva. Si tratta di giudicare la vita dal suo momento finale, da ciò che resta dall'aver passato il tempo in affanno pensando che la sicurezza materiale ammucchiata coincida con l'essere salvi: "Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita". Non che i problemi del concreto vivere non abbiamo la loro importanza ma tutto diventa relativo quando è messo in relazione con l'unica cosa che Gesù ritiene necessaria: "Arricchirsi presso Dio". Tolto questo orizzonte ultimo, necessariamente si cade in un presente dove tutto diventa assoluto, decisivo, importante. Il realizzarsi si lega all'accumulo. Per chi invece si arricchisce presso Dio, sa che della nostra vita rimarrà solo, come nostra salvezza, quanto abbiamo donato attraverso l'intelligenza che diventa esperienza, l'amore gratuito che diventa servizio, il benessere materiale che diventa condivisione. Si potrebbe dire che la ragione della Chiesa, di ogni comunità è trasmettere da una generazione all'altra questa sapienza di vita. L'alternativa è il groviglio di egoismi e di leggi che si contrappongono a favore del più lesto, più furbo, del più adatto a trasformare la forza della legge nella legge della forza.
Il saggio dell'Antico Testamento, il Qoelet, parla di una "nebbia", di una vanità che rende inconsistente il vivere, le giornate dolori e fastidi penosi. Ed anch'egli al termine della sua analisi esistenziale scopre che la sapienza non è divorare l'attimo che fugge, l'occasione da non perdere ma porre in relazione ogni bene della vita con il bene supremo, quel tanto di infinito che Dio ha posto nel cuore di ogni uomo.
Proviamo a dire con Paolo in che cosa consista la vita cristiana: "Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù... Fate morire ciò che appartiene alla terra". Ma non siamo di fronte ad un dualismo tra aldiqua e aldilà. Ciò che deve morire è l'immoralità, la cupidigia, l'idolatria, la menzogna... E continua: "Avete rivestito l'uomo nuovo, che si rinnova ad immagine di Colui che lo ha creato".

4/8/19

Letture: Qo 1,2;2,21-23; Sal 94; Col 3,1-5.9-11; Lc 12,13-21


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don Ezio Stermieri
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