PARROCCHIA SS. ANNUNZIATA - VIA PO, 45 - 10124 TORINO - TEL. 011 817 14 23

orario messe - orario confessioni - orario ufficio

HOME

15/8/19 - ASSUNZIONE DI MARIA


L'antica festa pagana, pre-cristiana, "feria agostana" che festeggiava il raccolto dell'annata, mettendola al sicuro per l'inverno, aveva in sé la percezione del tempo che passa, della vita, con le sue stagioni come un eterno ritorno che unisce festa ed esorcismo della fine, della morte come ultima frontiera. La cristianità ha reagito di fronte a questa concezione della fine inesorabile dopo l'abbondanza, l'estate della vita. Il Cristo risorto ha spaccato la ciclicità del tempo. La "fine" è diventata, grazie a Lui, il fine, l'attracco, l'accesso alla pienezza della vita, quella – ci ha detto Gesù – abbondante. Paolo l'ha ricordato alle prime comunità: prima Cristo, poi, ognuno a suo tempo, quelli che sono di Cristo. Maria è stata fin dall'origine del credere cristiana, la prima tra di noi, assunta in Cielo, entrata in quella realtà di risurrezione, proprio perché il suo "sì" a Dio dall'annuncio dell'angelo fino al Cenacolo della Pentecoste non ha avuto nulla di speranza terrena, di autonomia da Dio, di riserva dell'io che dubita ed era giusto che il Figlio anticipasse per lei quanto per noi rimane certezza della fede nello slancio della speranza. La parola di Dio ascoltata dice a noi il "perché" che da Maria diventa nostro cammino.
Maria riassume la sua vita nel Magnificat ora ascoltato, anticipazione della lode che sarà per sempre verso il Dio che si piega verso l'umile, il nostro essere humus e lo innalza a sé. Ella non si è considerata privilegiata nell'essere chiamata a condensare la speranza di Israele ad essere Madre del Redentore, Liberatore, Consolatore, Misericordia attraverso Israele dell'intera umanità. La fede-fiducia mette in Lei la fretta della carità, del servizio, della premura nel portare all'uomo la gioia della presenza in Lei del Dio fatto bambino per noi.
È così che la Chiesa, il nuovo Israele, vede in Lei la donna dell'Apocalisse che fugge nel deserto, luogo dove Dio si è reso salvezza per mettere in salvo il primo uomo-nuovo, Gesù, perché nessuna potenza umana potesse annullare la potenza di Dio che solleva il debole e abbatte superbo.
Anche oggi, presente come Madre voluta dal Figlio sulla Croce, entra nella nostra "casa", nella vita di ogni uomo e dell'intera società e richiama a non lasciarsi condizionare dalla tentazione che tutto si svolga nel breve arco dell'esistenza, che ciò che vale sono le piccole gioie egoistiche spremute da una vita avara di raccolti. Anticipando il destino, l'attracco della nostra vita ci ricorda che siamo cari, ognuno, al Signore che ha preso su di sé la nostra morte, ci prende per mano, ci riveste dell'abito battesimale e ci conduce dove ha assicurato prima della Croce: vado a prepararvi un posto. Ritornerò e vi porterò con me.
La liturgia diventa oggi "Grazie" perché ci è stata donata Maria e guardando a Lei come Ella veglia su di noi, a volte piangenti, il sospiro diventa respiro nel cammino della vita verso la patria comune, la comunione dei Santi.

15/8/19

Letture: Ap 11,19;12,1-6.10; Sal 44; 1Cor 15,20-26; Lc 1,39-56


Torna alla pagina iniziale
Visualizza tutte le omelie


don Ezio Stermieri
Le omelie