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1/9/19 - XXII Domenica t.o. anno C


Attenti a non identificare Gesù in un animatore di feste di matrimonio con le regole e galateo annessi e con le cifre di spesa da scoraggiare lo sposarsi. Intanto a mensa da un capo dei farisei parla di altre nozze, quelle tra Dio e il suo popolo di cui Egli è lo sposo inaugurando il Regno di Dio che rende famiglia l'intera umanità. Parla dunque di noi, invitati, partecipi della fedeltà e indissolubilità dell'unione sponsale e di come prendere posto.
Due sono le condizioni nella predicazione di Gesù. Una come invitati e l'altra come invitanti, come Chiesa che allarga all'umanità la festa dell'unione con Dio, sposa di Cristo. Come invitati. "Non metterti al primo posto". È implicita la rinuncia dell'"io" che in tutto vorrebbe emergere e distinguersi. Si entra in un "noi" che segna il passaggio e la novità. "Mettiti all'ultimo posto", dove meglio si è a servizio. Sarà Dio stesso a dire: "Amico, vieni più avanti". Prendi il posto assegnato a seconda dei doni che hai ricevuto.
Come comunità invitante: "Quando offri un pranzo o una cena", e subito il pensiero corre alla "cena" eucaristica che fa Chiesa, celebrazione delle nozze con Dio: “Invita poveri, storpi, zoppi e ciechi, e sarai beato". La Chiesa non è lobby di uguali, perfetti, chiusi come padroni del loro avere. Quello che abbiamo non è nostro; è di Dio che in Cristo è partito a raccogliere e guarire gli ammalati, gli esclusi, i peccatori, ha abbracciato i piccoli che non contano perché non guadagnano. Ha invitato tutti ma con parole inequivocabili: "Venite a me, voi tutti che siete affaticati ed oppressi ed io vi ristorerò"!
Pone dunque la sua Chiesa non all'interno dei tanti conviti umani contraddistinti dal potere, dall'avere, dall'influenza sugli altri: "Riceverai la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti". Pone la Chiesa in continuità con la sapienza ebraica (prima lettura) che rende storica la promessa di Dio che si china sulla miseria umana: "Quanto più sei grande, tanto più fatti umile". "Per la misera condizione del superbo non c'è rimedio". Non c'è posto nel Regno di Dio che Gesù ha reso visibile e credibile.
La lettera agli Ebrei pone questa prospettiva e inserimento nel cuore stesso della fede che non autorizza una identità esclusiva dell'umanità così come è: gente povera di tempo e di mezzi, defatigata dalle cattive posture del camminare, accecata da falsi miraggi dei proclamatisi potenti… "Voi vi siete accostati alla città del Dio vivente, all'assemblea dei primogeniti" dai tanti fratelli, "a Gesù mediatore dell'alleanza nuova".
Stiamo per dar vita ad un nuovo anno pastorale. La parola stessa "pastorale" non dice di una dottrina astratta o giudicata avulsa dalla quotidianità, di una serie di iniziative di cose all'interno di una comunità. Parla di una attrazione e missionarietà capace di rivedere e, se necessario, riscrivere i nostri progetti o programmi perché chi vi appartiene o è avvicinato colga la bellezza di una festa di nozze fatta di una gara nel servire con la propria appartenenza un banchetto che, lo diciamo ogni volta con le stesse parole di Gesù, è: "Per voi e per tutti" fino al suo ritorno.

1/9/19

Letture: Sir 3,19-21.30-31; Sal 67; Eb 12,18-19.22-24; Lc 14,1.7-14


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don Ezio Stermieri
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