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10/4/20 - Venerdì Santo


Venerdì Santo 2020. Sesto giorno della settimana che nel prototipo del tempo scandito nella Genesi è il giorno dell'uomo e segna lo sbocco nel giorno settimo, il giorno del riposo di Dio. È così tracciata la parabola dal primo uomo (Adamo!), che in nome della sua autonomia si staccò da Dio, fino al giorno dell'uomo nuovo, Cristo, che, prendendo su di sé la nostra lontananza, attraversando il nostro morire, ristabilendo la vera identità, di figlio, di ogni uomo, si fa via, verità e vita del Cielo nuovo e della Terra nuova.
Ci presentiamo in questo giorno davanti a Lui baciandolo crocifisso con lo scorrere dei furgoni carichi dei morti di questa triste primavera. Smarriti in un paese circondato da un mare divenuto cimitero di una teoria ininterrotta di disperati in fuga da morte sicura. Gli presentiamo il patire innocente dei piccoli, la tragedia della violenza sulle donne al di dentro delle stesse abitazioni, i rumori di guerra che pensavamo allontanati dal progresso, dalla scienza, dalla cultura, del senso religioso della vita.
Egli, l'Uomo nuovo, il Messia sperato come salvezza, oggi ci indica la via del riscatto, della pace, dell'intelligenza su ogni paura. Non si tratta di nuove teorie, dottrine, percorsi, equilibri instabili. Si è caricato delle nostre ingiustizie. Ha preso su di sé ogni nostra croce, si è messo dalla parte del piccolo, dell'escluso, del debole, del peccato che non si rassegna a lasciarsi corrompere. Dice a Pilato: "Tu non mi avresti preso se io non mi fossi dato". Ha abbattuto il muro d'ombra che ci separa da Dio, ha creato il varco della siepe che all'ultimo orizzonte il guardo esclude, ha divelto i cocci aguzzi di bottiglia che impediscono di superare l'ostacolo e andare oltre. Il suo insegnamento è stato di andare al largo, gettare in Lui, che siede alla destra, la rete della nostra esistenza personale e sociale per una pesca abbondante.
Giovanni dice che sì ha condiviso la nostra condizione causata spesso dalla nostra presunzione che non esista verità ma ha voluto essere sepolto in un giardino per dirci che la fine dei nostri giorni non corrisponde alla fine della nostra vita. Siamo riportati nell'antico giardino dell'Eden dove l'uomo è amico di Dio, dove Dio passeggia con l'uomo non da rivale ma da rivelatore del perché l'ha chiamato all'esistenza, gli ha dato la scienza per vivere in armonia con la natura, la libertà e l'umanità per individuare beni comuni da raggiungere, la religiosità, cioè il legame con Lui, per non sbagliare la strada per raggiungerlo. E, oggi come allora, chiede ad Adamo, a ciascuno: dove sei?
Signore, siamo qui separati ma intimamente uniti davanti alla tua bellezza e bontà di un amore crocifisso, in attesa di risorgere con Te alla tua vita.

10/4/20

Letture: Is 52,13-53,12; Sal.30; Eb 4,14-16;5,7-9; Gv 18,1-19,42


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don Ezio Stermieri
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