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11/4/20 - Sabato Santo, Veglia Pasquale


Giro le pagine del Vangelo alla ricerca di un momento della narrazione-Gesù che illumini questo giorno, Sabato Santo, dilatato per un tempo destinato ad aver fine ma interminabile per il peso delle condizioni di vita reclusa, lo stato d'animo insieme abulico ed eccitato, ed ecco ho trovato quanto condividere con la mia gente.
Il racconto è di Giovanni (12,20-28). Parla di alcuni Greci che abbordarono Filippo con una precisa richiesta: "Vorremmo vedere Gesù". E, fin qui, ritroviamo molto di noi in questi giorni. Ma la risposta di Gesù che parla della sua manifestazione non è come vorremmo che fosse: "Se il grano di frumento, caduto per terra, non muore, resta solo. Ma se muore porta molto frutto". È questa la verità vera che il Sabato Santo porta con sé: Dio si manifesta in Gesù, salvezza, incarnandosi fino in fondo in quello che è lo svolgimento della nostra vita: morì e fu sepolto. Ha preso su di sé ogni morte e mortificazione.
Stupendo un Dio che si fa carne, che cresce come ognuno di noi, che con la forza di Dio guarisce, perdona, moltiplica i pani, abbraccia bambini e chiede da bere come ognuno che cammina, piange e sente l'amicizia… Ma, come ognuno di noi, accetta di essere immobile, impotenza, condannato, morto e sepolto. Ci insegna, Gesù e il Sabato Santo, ad andare fino in fondo nella prova, capire come dilata la nostra vita e non dubitare.
Nel chicco della nostra vita c'è il fito della risurrezione. Guardando la Sindone e l'uomo che ha raccolto appare come quel morto stia per risorgere, germogliare in un moltiplicarsi di risorti di cui noi siamo parte. La stessa scienza si domanda quale energia sia stata prodotta perché quel cadavere la oltrepassasse per mostrarsi vivo a quanti stavano per rassegnarsi che tutto fosse finito e che dunque nessuno possa rotolar via la pietra del suo e nostro sepolcro.
Noi sappiamo con il Vangelo che quell'uomo è Gesù e sappiamo che diventa importante anche l'attesa, la speranza quando prende il volo e lo slancio dalla pietra del Risorto. Non viviamo – dirà San Paolo – come coloro che non hanno speranza o la posano su sabbie mobili. Facciamo delle sorprese della vita, anche quelle che ci mortificano, l'occasione di una nuova nascita, crescita, allargamento di orizzonti proprio come tanti che con dedizione, umanità, scienza si sono, in questo tempo, sepolti in un ospedale, si sono detti "volontari". Prepariamoci all'annuncio: "Non è qui. È risorto" perché diventi il programma della nostra vita e l'orizzonte del nostro morire.

11/4/20

Letture: Gen 1,1-2,2; Sal. 103; Es 14,15-15,1; Es 15,1b-6.17-18; Is 55,1-11; Is 12,2-6; Rm 6,3-11; Sal. 117;


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don Ezio Stermieri
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