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17/5/20 - VI Domenica di Pasqua, anno A


"Se mi amate, osservate i miei comandamenti". La condizione che Gesù mette per osservare i suoi comandamenti: amarlo! È subito spiegata. Da soli con le nostre contraddizioni e intermittenze non raggiungeremmo l'amare. Abbiamo bisogno del suo Spirito perché solo chi si sa e sente amato ha la forza per amare. Gesù conosce Pietro che raggiunge il "ti voglio bene", ti stimo, so che hai parole di vita eterna… Ma amare è condividere la mensa, spezzare lo stesso pane per condividere la stessa sorte di vita: farne un dono. Conosce la paura dei discepoli chiusi per paura e solo lo Spirito spalancherà le porte della missione e della testimonianza.
Ma quali sono i suoi comandamenti? Dove cioè la nostra vita diventa risposta d'amore all'essere stati amati? "Fate questo in memoria di me". Qui noi ci sappiamo amati, convocati, nutriti e di qui parte la missione, la ragion d'essere della Chiesa nello spazio: per voi e per tutti, e nel tempo: fino al suo ritorno. Privati del concreto, fisico riunirci avvertiamo che l'essere cristiano è qualcosa di più di una sedia davanti al televisore, è essere Chiesa perché lo Spirito, il Paraclito, da cui anche "chiesa", dispersi ci rimette insieme. Vinciamo ogni paura. Non ci sentiamo orfani. Egli viene da noi: "Voi mi vedrete".
L'altro comandamento trae ragione dal primo: "Qualunque cosa fatta al piccolo l'avete fatta a me". Il sapersi amati diventa in ciascuno travaso d'amore come il suo: senza condizioni, misura, precauzioni, pregiudizi. Sappiamo che il suo amore fatto dono sulla Croce è diventato principio di risurrezione. Vince dunque chi vive la forza dell'amore che crea, unisce, aiuta, non ama dall'alto o umiliandosi ma facendosi come Gesù compagno di viaggio: spezzando il pane della solidarietà e dell'Eucaristia.
Così è stato fin dall'inizio, ci attestano gli Atti. Dove arriva la parola della predicazione di Gesù arriva anche l'esigenza del suo Spirito per attuarla perché lo Spirito cristiano è lo Spirito di Gesù e la vita cristiana è il prolungarsi della sua missione: annunciare ai poveri il Vangelo della Carità: "Se mi amate!".
San Paolo poi ricorda anche a noi che c'è perfino uno "stile", un modo particolare, quello di Dio e di Gesù, nell'amare: "Questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza… È meglio soffrire facendo il bene che facendo il male perché anche Cristo…". Siamo così riportati a quella condizione, a quel "se" che Gesù pone e dal quale derivano o si pregiudicano identità e missione del cristiano risolventesi in una sola parola: Amare.

17/5/20

Letture: At 8,5-8.14-17; Sal.65; 1 Pt 3,15-18; Gv 14,15-21


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don Ezio Stermieri
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