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28/6/20 - XIII Domenica t.o. anno A


Tempo ordinario. Quando il quotidiano sale in cattedra, la vita insegna attraverso domande e chi sa farsi discepolo diventa saggio; non è strillone del susseguirsi delle mode ed ognuno ad un certo punto del cammino della vita allinea i suoi veri maestri. Anche Gesù è Maestro anche se quelli in cattedra del suo tempo lo chiamavano così per sarcasmo. Maestro di vita e i suoi discepoli, noi, diventano alunni, da "alere", da cui alimento, perché ci nutriamo giorno per giorno della sua Parola. Maestro di vita perché ordina, in scala secondo priorità, quanto rende la vita realizzata.
Matteo nella pagina ascoltata enumera. Il modello perché l'insegnamento non sia teorico è Dio stesso. È Lui che ama, ama ogni uomo, ama partendo dal centro della sua identità che è amore. Gesù dunque non classifica l'amore, là dove nasce, cresce, è educato: la famiglia, in contrapposizione. Si tratta di amore in Lui, come Egli ama. L'alternativa sarebbe di fare di alcuni amori l'assoluto che non sono, o di amare secondo la misura dell'io e non la necessità dell'altro.
Gesù insegna ad accogliere, è la conseguenza dell'empatia e quindi non discrimina per simpatia o antipatia. Proprio come Dio! In Gesù è rivelato il segreto: "Chi avrà tenuto per sé la propria vita la perderà e che avrà perduto la propria vita la troverà". L'accoglienza non è su misura dell'interesse mio (potrebbe degenerare in sfruttamento!) ma sul rispetto dell'altro e della sua dignità. Ne va la pace sociale e a lungo andare il benessere comune.
Gesù si spinge a porre una priorità nell'amare e nell'accogliere: è bene partire dal più piccolo, dall'assetato di giustizia, di vita, di attenzione. A partire da chi finirebbe ai margini, scarto della società. La cronaca recente è lì a testimoniare i disastri della disattenzione, del guadagno sulla pelle altrui, della mancata premura per il "bicchiere d'acqua".
Potremmo constatare come e quanto l'insegnamento di Gesù discende dalla storia del popolo eletto da Dio per essere capace a sua volta di accoglienza. Il brano del Libro dei Re ci dice che l'accoglienza anche tra poveri è sempre feconda, la chiusura è sterile e senza futuro. "L'anno prossimo… tu stringerai un figlio tra le braccia" dice Eliseo alla donna che l'ha accolto.
San Paolo passa dall'insegnamento, dalla scuola alla vita senza esitazione: "Così anche voi consideratevi morti al peccato (che è sempre mancanza d'amore, di accoglienza, di scelta) ma viventi per Dio in Cristo Gesù": il Maestro che non insegna qualcosa perché è Lui l'insegnamento, il modello della vita.

28/6/20

Letture: 2 Re 4,8-11.14-16; Sal 88; Rm 6,3-4.8-11; Mt 10,37-42


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don Ezio Stermieri
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