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5/7/20 - XIV Domenica t.o. anno A


Dalla predicazione di Gesù che annuncia il Regno di Dio, che in Lui ha il suo inizio e la storia diverrà cammino verso il suo ritorno, emerge il suo insegnamento. Di Gesù si può dire che è Maestro e la sequela di quanti lo seguono è diventare discepoli. Ma il suo insegnamento si allontana da quanti, per dirla con Lui, si sono seduti sulla cattedra di Mosè ma la loro vita contraddice il loro insegnamento. Gesù è sulla linea di profeti in attesa che Dio stesso rivelandosi diventi la via da seguire, una verità ultima sull'uomo, il suo comunicarsi la vita nuova, eterna per l'umanità che l'accoglie.
Il brano di Matteo or ora ascoltato ne è la dimostrazione. Gesù è il Profeta che quando si rivolge a Dio come Padre parla dell'uomo e il suo sguardo sull'uomo è lo sguardo stesso di Dio che ha cura, ha cuore, pietà della desolazione in cui l'uomo è precipitato rifiutando il suo rapporto con Dio. Ci rivela così che Dio di quella che gli uomini chiamano "sapienza", ma è il risultato dell'horror vacui, della presunzione di autosufficienza, dell'uso della parola per confondere, ingannare, imporre egoistiche prepotenze, prende le distanze. Gesù insegna il ritorno all'unità della coscienza e il superamento di ogni dualismo che proietta su Dio ambiguità, paura e sospetto e alla fine la conclusione che il diventare uomo adulto presupponga la negazione di Dio. La Parola di Dio che ha la voce di Gesù si fa invito premuroso: Venite a me… imparate da me che sono mite e umile di cuore". Per amarci Dio si è fatto "humus", si è sostanziato della nostra precarietà.
La profezia di Zaccaria (prima lettura) conferma quanto la predicazione di Gesù assicura: Dio che si fa vicino e restituisce alla gioia. Entra nella città cavalcando un asinello, animale di pace, lavoro, pazienza e determinazione. Non entra nella storia a cavallo, animale da guerra che guadagna la vittoria castigando come un avversario l'uomo. "Farà sparire il carro da guerra"!
La vita cristiana che è diventata sequela di Gesù la descrive bene Paolo ai primi cristiani: "Se lo Spirito di Dio, quello della risurrezione di Gesù, abita in voi, darà la vita anche vostri corpi".
Il cristiano diviene allora "profeta" e lo si riconosce anche se non sempre è accettato; ma quando parla con Dio si fa carico di tutta l'umanità e della sua tragedia e quando si relaziona con il prossimo sente in sé la stessa empatia, tenerezza, pietà che riassume lo sguardo di Dio con l'intensità dello sguardo di Gesù.

5/7/20

Letture: Zc 9,9-10; Sal.144; Rm 8,9.11-13; Mt 11,25-30


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don Ezio Stermieri
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