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17/1/21 - II Domenica t.o. anno B


Avviandoci nel tempo ordinario non solo della liturgia ma della vita quotidiana, l'odierna parola di Dio ci pone necessariamente ad un bivio. Non pu che essere cos. Dio ci ha creati liberi e la sequela di Cristo non pu essere per tradizione, per paura, per sensi di colpa, per educazione Si tratta di essere liberi dai condizionamenti per esercitare la propria capacit di scelta. vero che il diventare cristiani in seguito ad una chiamata, ad un incontro come ci dice il Vangelo odierno, ma la risposta deve essere libera. Scrivendo ai cristiani di Corinto, Paolo pone il bivio della scelta tra il vivere secondo la mera corporeit e il vivere stando con Cristo.
"Fratelli, il corpo non per l'impurit". L'impurit il caricare di una valenza estranea, che inquina, avvelena, adultera le varie dimensioni della vita. Diventa impuro il rapporto con Dio quando sotto il segno della paura, quando vissuto nella distanza, quando dettato dalla speranza che convenga. Perch Dio alleato, Padre, amore gratuito e dunque il rapporto con Lui richiede trasparenza e sincerit, cuore e intelligenza. Pu diventare impura la relazione con l'altro quando ridotto a cosa, dettato dall'interesse, dal possedere, dal colpevolizzare. L'altro non una pedina per il mio io; una persona. Pu inquinarsi, e rendersi impuro, il rapporto con il proprio "io" quando lo condiziono al giudizio altrui, lo rendo succubo o ribelle, oggetto dei piaceri del mio egoismo. A quel punto avvelenata, adulterata l'esistenza. "State lontani dall'impurit per non peccare verso il proprio corpo". La corporeit capace di arrestare la nostra realizzazione umana in nome di un "io" distorto , dice San Paolo, abitazione dello Spirito Santo e non esiste Santit, realizzazione umana a cui la nostra fisicit non partecipi, ognuno con la propria originalit.
Il Vangelo ci apre alla strada alternativa del bivio. per tutti e per sempre Giovanni Battista ad indicarla: "Ecco l'Agnello di Dio". La via si chiama Ges, la scelta di farsi carico del male che incontriamo e al suo posto mettere il bene. Fare quello e come ha fatto Ges. Come per i primi due discepoli diventa domandare: "Dove abiti?". Andarono, videro, rimasero con Lui. anche per noi dunque l'espressione di Ges: "Venite e vedrete".
La scelta, libera e a ragion veduta, diventa cos determinante e decisiva che se quei due hanno registrato l'ora: "erano le quattro del pomeriggio", anche noi non dimenticheremo pi l'incontro che ci ha cambiato la vita.
Come i primi discepoli, non potremo tacere, non invitare altri ad incontrare Ges. E questo diventa il segno di una Chiesa che cresce superando la tendenza odierna di uno tsunami di ateismo e indifferenza che rende la fede condivisione per i superstiti del naufragio di una cultura che ha fatto del corpo, senza anima, senza spirito, senza umanit, lo strumento unico della propria soddisfazione e realizzazione della societ.
Bellissimo il racconto della chiamata di Samuele (prima lettura) nella notte che non esclude la voce che chiama e ha pronta la risposta: "Parla perch il tuo servo ti ascolta". Ma sono troppe oggi le voci che chiamano a comprare, a provare, a pensare unicamente al proprio interesse materiale. Dovremo imparare a qualche sosta di silenzio, ad essere attenti nelle notti della fragilit perch l ritorna la voce che chiama non genericamente. Chiama per nome e pone anche me al bivio della scelta.

17/1/21

Letture: 1 Sam 3,3-10.19; Sal.39; 1 Cor 6,13-15.17-20; Gv 1,35-42


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don Ezio Stermieri
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