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30/5/21 - SS. TRINITA', anno B


La presenza dei nostri piccoli, del loro papà e mamma per una tappa nel cammino della iniziazione cristiana per ricuperare l'esser stati battezzati e, per la prima volta, iscrivere il nome per una promessa di fedeltà, giunge puntuale per una lettura del brano evangelico e constatare come evidenzi il compito di tutta una comunità: la nostra.
"Andate dunque in tutto il mondo", e il cammino dell'annuncio arriva al nostro mondo, al nostro oggi. "E fate discepoli tutti i popoli". Cristiani dunque non si nasce. Si diventa; ma implicita ad ogni nascita il diritto (possiamo fermarlo!) di conoscere, seguire, imitare Gesù Cristo e dunque battezzati, immersi, lavati dalle scorie che sfigurano l'uomo per ricuperare la vera identità: immagine di Dio Trinità. Ognuno è unico come Dio ma l'unicità, l'individualità matura solo attraverso la relazione e Dio è relazione, Trinità: lo sperimentiamo Padre, lo conosciamo Figlio, lo sperimentiamo Spirito che bandisce la morte e promuove la vita, dunque: Amore. E ancora: "insegnando loro ad osservare quanto vi ho comandato". Insegnando! Non si tratta dunque di una semplice dottrina, precetti moralistici, riti che toccano l'arco della esistenza, ma di "segni", della grammatica della vita che si impara solo nell'alveo famigliare, aiutato dalla comunità credente, da una scuola efficace, una società che non abbia smarrito la sintassi del vivere. C'è un segno che fonda e dà valore all'educazione cristiana, il segno è la persona di Gesù, il Cristo, il risorto. "Ed ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo".
Di qui crescerà nella coscienza la gioia dell'appartenenza come per l'antico Israele l'esser parte di un popolo che Dio si è scelto, ha chiesto di essere segno di benedizione per tutti, si è preso cura liberando, conducendo, donando una terra dove essere liberi e liberare!
Se il cammino di fede, oggi, si tronca troppo facilmente nella foresta del vivere moderno, non sarà perché proprio noi, adulti, abbiamo perso la gioia dell'appartenenza e perciò l'identità e con essa l'onore di trasmettere la sapienza del vivere cristiano? Quanto è puntuale il richiamo di Paolo: "Non avete ricevuto uno spirito di schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo spirito che rende figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre». Non disperiamoci, dunque, in una massa teleguidata dove si pensa, si urla, si vuole quanto i vari poteri ci mettono sotto gli occhi. Ricuperiamo il meglio ricevuto e, insieme, trasmettiamolo se davvero ci rendiamo conto che questi piccoli sono il nostro futuro. Facciamo di tutto perché battesimo e insegnamento siano sostegno, pietra dura, roccia per tutta la vita.

30/5/21

Letture: Dt 4,32-34.39-40; Sal.32; Rm 8,14-17; Mt 28,16-20


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don Ezio Stermieri
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