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2/3/22 - MERCOLEDI' delle CENERI


Abbiamo ascoltato come il profeta Gioele si fa voce di una Parola che viene da Dio: "Cos dice il Signore". Una parola che si fa comando: "Radunate il popolo, indite un'assemblea solenne, chiamate i vecchi, riunite i fanciulli". Eccoci anche noi qui, ma perch? Ci siamo forse allontanati, abbiamo dimenticato il nostro legame con Dio, la nostra incapacit, da soli, di rendere sicura la vita? Evidentemente s, se la Parola : "Ritornate a me con tutto il cuore ritornate al Signore". E poi: "Suonate il corno!". un suono che mette spavento. Non la tromba che inneggia alla pace. il corno e dice di una guerra, un accerchiamento delle nostre sicurezze, un nemico che incombe e senza Dio siamo perdenti.
Quale oggi il pericolo per la nostra libert, per la dignit dell'essere uomini, quale il nemico che pu polverizzare il nostro vivere famigliare, sociale, ecclesiale? Lo sappiamo bene! Non tanto fuori di noi; il potenziale nemico dentro ciascuno. quell'individualismo che ci spinge ad appagare solo il nostro io fino a pensare che non esiste se non ci che ci interessa vedere. questo "io" malato che, se stiamo a quanto ci dice Ges, avvelena perfino l'elemosina: si d per far spazio ad altro consumo; rovina addirittura il rapporto con Dio relegato alla nostra voglia o non voglia, ma mai al primo posto, un "io" malmostoso pronto sempre a sottolineare e difendere i propri diritti e mai disponibile a farsi carico, ad essere felice dei beni, e sono tanti, che ogni giorno il Signore ci dona.
questo il nemico insoddisfatto che ci spinge al risentimento, ad essere in guerra con il mondo, colpevole se le cose non vanno come ci conviene. Il nemico che ci sospinge nel mondo fantastico dei "social" dove con un dito che clicca ci facciamo le nostre ragioni, distruggiamo il prossimo perch mai il "virtuale" ci riporta alle nostre responsabilit. Dobbiamo ritornare a Dio che vede nel cuore, a Dio che la vera e unica ricompensa per un cuore divenuto buono e che si prende cura della vita, di una preghiera divenuta necessaria come il respiro, di un "digiuno" dal superfluo perch il necessario entri nella casa di tutti.
Per questa "lotta" contro il possibile egoismo ci impone un segno che passando sulla fronte di tutti ci rende popolo, il popolo che Dio si acquistato per essere segno che il Vangelo la strada per quella felicit del vivere, quel desiderio di pace, quel benessere che il consumismo, la prepotenza, la colpevolizzazione degli altri non ci pu garantire. "Convertiti e credi al Vangelo", ci detto. Si tratta se e dove e quando necessario tornare indietro, l dove al bivio delle nostre libert abbiamo scelto la strada dell'"io", ritenendo scomoda, inutile, perdente quella di Dio.
Abbiamo sentito Paolo, accorato: "Vi supplichiamo in nome di Cristo, lasciatevi riconciliare con Dio". Solo davanti a Ges, il Cristo, abbiamo la misura vera del chi siamo e della nostra vita. Ha voluto essere di polvere come noi perch imparassimo l'umilt, il non dimenticare di essere di humus, e la polvere delle ceneri ce lo ricorda, per non confidare sulla parte precaria, materiale, finita di noi. Ma ha immesso in questo poco che siamo lo Spirito di Dio che conduce il nostro "io" oltre il tempo, alla Pasqua di risurrezione, alla vita eterna.
La vita allora, come diceva Paolo ai primi cristiani, si risolve nel "siamo collaboratori di Cristo", del Vangelo dunque, e rende questo tempo: Quaresima di fraternit, Quaresima di spiritualit personale e comunitaria recuperata, Quaresima della gioia, con il viso lavato, sorridente: con il cuore felice di essere utile a qualcuno, di cercarci e incoraggiarci a vicenda. "Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!".

2/3/22

Letture: Gl 2,12-18; Sal.50; 2 Cor 5,20-6,2; Mt 6,1-6.16-18


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don Ezio Stermieri
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