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10/4/22 - Domenica delle PALME anno C


Per gran parte del Vangelo di Luca la vita cristiana si risolve nel seguire Ges, che partendo dalla Galilea sale verso Gerusalemme, come il discepolo il maestro, il malato il medico, il ricercatore di senso il rivelatore di orizzonti esistenziali insospettati. Ma nell'ultimo tratto, la "Via Crucis" della passione e morte, ora ascoltata, esige una immedesimazione, un vedere con i suoi occhi, condividere le sue parole, ricordare quanto fin dall'inizio del viaggio aveva messo come condizione per essere dei suoi: prendere la propria croce ogni giorno per dare la vita, unica strada perch il mondo si salvi.
Luca, abbiamo or ora ascoltato, al termine del suo racconto, pone in rilievo tre verbi per potersi dire partecipi: osservare, che molto di pi del semplice vedere; ripensare, meditare proprio come Maria che dice Luca: meditava nel suo cuore. Vedere diventa vedersi nella narrazione, ripensare leggere la propria vita dentro al dramma del come Dio ci ha amati e ci ama, meditare dare spazio al silenzio perch emerga il senso di una vita cristiana.
Abbiamo sentito di Simone di Cirene sulle cui spalle messa la Croce di Ges senza che si sia offerto vedendolo a terra. la vita che senza chiedere permesso addossa la croce. Egli non la rifiuta e in questo ognuno pu rivedere se stesso e anzich maledire sapersi partecipi della strada che Dio ha scelto per salvarci: trasformare il negativo: l'abbandono, il tradimento, la fuga, la solitudine per riaffermare, nella risurrezione che vince, la vita, l'amore, la fedelt, la vita eterna.
Vedersi in Ges non sar solo quando, partecipe delle nostre paure, grida a Dio: "perch mi hai abbandonato" ma anche, e solo Luca lo riporta, quando dice: "Padre, nelle tue mani affido il mio spirito". Allora la Croce stessa, ogni azione diventa porta che apre a Dio.
Ci stato raccontato delle donne di Gerusalemme che piangono sulla fine ingiusta di Ges. Quando Ges dice: non piangete su di me ma sui vostri figli, siamo portati a vedere il nostro modo di reagire al male che imperversa se ci fermiamo all'orrore, alla commozione, alla protesta o se non sia il caso anche per noi di piangere su una generazione, quella giovane, senza padri, senza maestri, senza esemplarit, senza futuro. Se Ges stato condannato perch la folla si lasciata plagiare, i poteri nemici si sono alleati nell'ingiustizia, i discepoli sono fuggiti, perfino Pietro ha dichiarato di non conoscerlo. Forse qualche meditazione che porti ad una comune responsabilit doverosa.
Il nostro "vedere" si fissi ora su Ges per evidenziare come viva il dramma che lo porta alla morte, non da solo, ma unito a Dio, in preghiera, dall'Orto degli Ulivi fino all'ultimo respiro sulla Croce. Ritornando alla vita ripensiamo alle tante solitudini, sfinimenti, delusioni che non sarebbero tali se vissute in un dialogo profondo con Dio, quel Dio che pi forte di ogni male e della morte stessa. Quel Dio che se ci domandiamo dov' nella nostra disperazione dove c' un crocifisso, dove il dolore umano senza rimedio ed l per fare giustizia contro il male.
Guardiamo a Ges che perdona "perch non sanno quello che fanno". Solo troncando la catena del male si pu ricominciare. E qui sarebbe lunga la riflessione su questo momento storico talmente immerso nella falsit che persino le bugie diventano verit. Osserviamo uno dei ladroni crocifissi. Il suo riconoscere l'innocenza di Ges lo riscatta da una intera vita di sopruso. "Oggi sarai con me in Paradiso". In queste parole Ges riassume la sua missione di inviato dal Padre per riscattare il mondo dalle tante morti e lacrime e ingiustizie. A queste parole si apre l'orizzonte del nostro futuro. L'aver seguito Ges il segno che un certo passato si allontana, il presente incontro con la salvezza, il futuro essere con Ges in quello stato d'essere in cui Dio aveva posto l'uomo: il Paradiso.

10/4/22

Letture: Is 50,4-7; Sal.21; Fil 2,6-11; Lc 22,14-23,56


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don Ezio Stermieri
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