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28/8/22 - XXII Domenica t.o. anno C


La narrazione di Luca, che risolve il nostro essere discepoli nel seguire Gesù, fa sì che oggi non lo incontriamo per la strada verso Gerusalemme ma "avvenne che un sabato – giorno festivo, giorno in cui trovare riposo in Dio – Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare". La festa è giorno conviviale e Gesù condivide.
Subito però Luca rileva che i seduti a mensa lo osservano. Ma anche Gesù osserva e va oltre il "politicamente corretto", non rinuncia al suo compito e mentre chi lo guarda per vedere se osserva i riti tradizionali fermandosi all'epidermide, al superficiale, Gesù osserva nel profondo. Vede la mensa come rimando ad una concezione dell'umanità convocata alla "mensa", alla condivisione di un segno che rimanda alla realizzazione del Regno quando da occidente ad oriente i popoli tutti staranno a mensa con il Signore. Osserva e parla di una umanità che invece, proprio a mensa, cerca i primi posti neanche meritati. È tutto uno sgomitare per apparire, per segnare distanze e perfino la fraternità, la famigliarità, l'umanità è tradita proprio dove e quando lo spezzare il pane è segno e rito di condivisione della vita, della fatica e della gioia di stare alla stessa tavola. E parla: "Quando sei invitato, va' a metterti all'ultimo posto". E in questo Gesù è autobiografico. Si è messo all'ultimo posto, degli emarginati, di quanti guardano l'arraffare quanto sta sulla mensa comune e vedono il loro posto interdetto. E poi: "Quando offri un pranzo o una cena", non trasformare l'invito in un dare e ricevere senza la gratuità del dono. "Tu invece invita i poveri, storpi, zoppi, ciechi, e sarai beato". È la soluzione che Gesù propone per avere la pace, per fare giustizia, per non disconoscere la dignità di ogni uomo: partire, come Dio ha fatto inviando il figlio, dall'umanità alla quale si vuole riservare blocchi navali, fili spinati, gommoni sgonfiati, gente prava che si arricchisce sulla disperazione causata da fami coloniali.
Gesù offre anche la prospettiva, il perché di questo nuovo atteggiamento: "Riceverai la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti". Certo, se la morte pareggia tutto potrebbero aver delle ragioni quanti risolvono il vivere nella dialettica, polemica per la roba e vince il più forte, il più astuto, il più adatto. Se però questa visione del mondo non dice tutta la verità perché è posto nell'uomo la tensione ad un "oltre" che qui si fa relazione, reciprocità, fatica comune per un bene comune e assicura quella "mensa" di cui parlano i profeti, allora è bene che ognuno si interroghi di fronte alle scelte che disegnano il presente e il futuro, superando il passato.
Anche il Saggio di Israele invitava l'intero popolo e ognuno alla mitezza forte e non rassegnata al male, a farsi servitore, in ascolto della Parola che non mente, la parola che ha chiamato l'uomo, ogni uomo, alla mensa della vita e a constatare che "per la misera condizione del superbo non c'è rimedio perché in lui è radicata la pianta del male".
Accogliamo per noi l'invito raccolto nella Lettera agli Ebrei ponendoci in continuità con il fiume di amore gratuito che è la Chiesa che proprio a mensa, come noi ora, vede attuato l'apparecchiare da parte del Signore la Mensa: per voi e per tutti. "Vi siete accostati – dice il testo – all'adunanza festosa e all'assemblea dei primogeniti di i cui nomi sono scritti nei cieli, al Dio giudice di tutti, a Gesù, mediatore dell'alleanza nuova".

28/8/22

Letture: Sir 3,19-21.30-31; Sal 67; Eb 12,18-19.22-24; Lc 14,1.7-14


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don Ezio Stermieri
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